01-10-2009
VERME~ROBOTS: recensione su PowerMetal >>> leggi tutto
Nati come Crawler nel 1999 I salernitani Verme
Robots fanno uscire con quel nome un mini CD nel 2001 ed un altro mini
CD auto prodotto intitolato “F.T.C.T.T.P.” nel 2003. Il secondo lavoro,
contenente tre tracce, viene recensito da numerose webzines come un
prodotto sul genere Crossover/Nu metal ma con elementi personali. Dopo
alcuni cambi di formazione, il trio che rimane, prende il nome di Verme
Robots
Nati come Crawler nel 1999 I salernitani Verme
Robots fanno uscire con quel nome un mini CD nel 2001 ed un altro mini
CD auto prodotto intitolato “F.T.C.T.T.P.” nel 2003. Il secondo lavoro,
contenente tre tracce, viene recensito da numerose webzines come un
prodotto sul genere Crossover/Nu metal ma con elementi personali. Dopo
alcuni cambi di formazione, il trio che rimane, prende il nome di Verme
Robots e fa uscire questo “Crawling in the rush hour”: Forse la
copertina ed il booklet, con le loro pitture rupestri, per lo meno a me
piace immaginarle così, ci invitano a scavare nei meandri della musica
alla perenne ricerca di nuove contaminazioni dei ritmi. Il missaggio e
la produzione dei 10 brani, effettuati dai Verme Robots stessi,
risultano buoni e rendono il suono cristallino e ben assimilabile. Non
è facile catalogare la musica della band in un genere preciso della
“famiglia” del metal ma, piuttosto, direi che si tratta di un ibrido
costituito da parti Nu – Crossover – Alternative, fasi Dark Wave, una
manciata di progressive e, licenza personale giornalistica, un pizzico
di sperimentalismo voivodiano (pure essendo la risultante sonora
diversa da quella dei canadesi). Guardando gli appunti presi da me su
ogni singolo brano le parole che spiccano sono: “rarefatte” e
“ipnotiche”. Per trovare questo tipo di atmosfere vi suggerisco la Wave
e Psico/Stoner “New skin”. Ritmiche Wave, o pseudo tali, anche su
“Emotive” in cui fa capolino un sentore di Red Hot Chili Peppers e in
“Frenetic quite” dove i tempi si alternano con il Crossover. Ben
riuscita “Change” con vari cambi tra controtempo e lentezza dove spicca
la voce femminile, a tratti spensierata, di Teresa Tedesco, suppongo
sia la sorella del batterista della band Francesco Tedesco. Vi segnalo
anche le due strumentali “A cool stick” e “Bad finger” che definirei
pacate e “cosmiche” e, per la seconda, aggiungo anche gli aggettivi
sperimentale e fusion. Io ci ho provato a darvi il giusto input per
guidarvi nell’ ascolto di “Crawling in the rush hour”, ora tocca a voi
andare a scoprire i Verme Robots e decidere se fanno al caso vostro.











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